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giovedì 13 gennaio 2011

Toscani: il mio scatto da morto


Un clic umanamente impensabile. Uno scatto che avrebbe del miracoloso. Ma niente è inaccessibile alla divina creatività di un uomo. L’artista Oliviero Toscani ha confidato a Maxim il suo desiderio: “Mi piacerebbe fotografare il mio ritratto quando sarò morto. Non so se sarà possibile, ma forse sì”. L’intervista è contenuta nel primo numero di gennaio 2011 del noto magazine. Il fotografo, celebre per la sua arte, il suo genio e la sua voglia di stupire sempre e comunque, ha lanciato la sua ultima provocazione, quello che ritiene il suo scatto impossibile. Ma non sembra un desiderio brucia anima. Perché alla fine dice di volerlo fare il più tardi possibile. Ma quello di Toscani è veramente uno scatto impossibile? La risposta la troviamo come al solito nel libro "Ti tocca anche se ti tocchi" di Raimondo Moncada.

Oliviero Toscani è artista vero, l’uomo delle grandi provocazioni e delle campagne pubblicitarie dal grande impatto visivo e sociale. Il suo ultimo lavoro è un calendario di "pilu", del 2011, realizzato per il Consorzio vera pelle italiana conciata al vegetale di Ponte a Egola, nel Comune di San Miniato. Si tratta di scatti fotografici dedicati all'organo genitale femminile. O meglio, come spiega in modo diretto Toscani, senza peli sulla lingua: “La figa”. Nei 12 scatti, ci sono donne di tutte le etnie. L'inquadratura alle modelle è all'altezza del pube, ognuno al “naturale" e in primo piano, senza veli e senza l'intervento di rasoi o creme depilatorie.

domenica 28 novembre 2010

Iglesias, di scena l’arte della morte


“Il corpo sottratto”, ovvero due giornate dedicate al tema della morte attraverso la poesia, l'arte, il cinema, performance dal vivo. La manifestazione, giunta alla sesta edizione, si tiene a Iglesias, cittadina sarda in provincia di Cagliari. L’idea di promuovere l’evento è dell’associazione culturale “Vox 2000”.
Il "Corpo Sottratto", è realizzato con il contributo della Regione Autonoma della Sardegna e del Comune di Iglesias. La direzione artistica è di Maurizio Saiu, mentre quella organizzativa è affidata a Monica Mariani.

Oggi, domenica, il secondo appuntamento nel suggestivo palcoscenico del Cimitero Monumentale di Iglesias per una serata che coinvolgerà artisti, cantanti, musicisti, giovani studenti in una performance dal vivo dal titolo “All’ombra di un cipresso”. La performance mira a riscoprire gli spazi tipici della morte per riviverli come luoghi vitali. L'evento, per la regia di Maurizio Saiu, guiderà il pubblico alla visita del cimitero monumentale, ricco di storie e memoria cittadina, attraverso il canto, la musica e la danza.

Grazie a "Il corpo sottratto", un argomento considerato tabù è indagato attraverso i linguaggi dell’arte, della filosofia, della musica e della poesia da artisti, filosofi, musicisti, ricercatori e studenti. Il tentativo è quello di far luce su ciò che maggiormente inquieta e fa soffrire gli uomini. È la stessa strada percorsa, ma con la chiave dell’umorismo, dallo scrittore Raimondo Moncada nel libro “Ti tocca anche se ti tocchi

L’altro ieri, venerdì, il primo appuntamento. Nella sala “Lepori” della scuola Eleonora d'Arborea, si è tenuto il convegno su “I linguaggi dell'arte nei rituali funebri e nelle visioni simboliche: discorsi, canti e immagini intorno al tema della morte”. L’artista Josephine Sassu ha raccontato i tanti aspetti della percezione della morte nell’arte, attraverso i quadri di Rembrant, Picasso, Mantegna, Caravaggio e Michelangelo, fino ai contemporanei Serrano e Cattelan. La cantante e attrice Clara Murtas ha, invece, interpretato la vita e la morte attraverso il canto di “anninnias” ed “attittidos”. L’etnomusicologo Ignazio Macchiarella ha evidenziato l'importanza del cantare funebre come elemento di condivisione della sofferenza. Al termine della serata, è stato proiettato il cortometraggio “Deu ci sia”, per la regia di Gianluigi Tarditi e realizzato da “Ophir Production”. Il film narra di una Sardegna di fine Ottocento, dove emerge oscura e silenziosa la “femina aggabadora”, figura leggendaria della tradizione che abbreviava le sofferenze ai moribondi, nell'intensa interpretazione di Murtas.

venerdì 19 novembre 2010

Bare d'autore per gay


Arrivano anche le bare gay friendly, intonate, artistiche, allegre, eccentriche, personalizzate. Due designer tedeschi di pompe funebri di Colonia, Mike Konigsfeld e Tom Brandl, hanno pensato bene di dare vita a casse da morto appositamente studiate per una clientela gay.

Si allarga così lo spettro di bare creative già portate a conoscenza dallo scrittore Raimondo Moncada nel capitolo “Bare d’autore” del saggio umoristico “Ti tocca anche se ti tocchi”.
Nella foto pubblicata sul sito Queerblog.it (e ripresa dal sito Orange), si ammira una bara diversa dalle solite: elegante, fantasiosa, lussuosa dentro e fuori, con le immagini di uomini muscolosi che abbracciano l’ultima casa del defunto. Ed in Germania, apprendiamo, una ditta sta già provvedendo a commercializzare questo genere di bare decorate con disegni omoerotici.

I costruttori sono molto ottimisti, nonostante la crisi economica che colpisce pure l'industria funebre. Le casse gay, sostengono, hanno un loro mercato e si potranno vendere con facilità.
Secondo gli ideatori, non c’è nulla di meglio per dare l’ultimo saluto ai propri cari che delle immagini di giovani uomini muscolosi in pose classiche (ci ricordano tanto gli affreschi di Michelangelo!).
Da morti dovremmo essere tutti uguali, ma non è così.

Raimondo Moncada nel capitolo “Bare d’autore” del saggio umoristico “Ti tocca anche se ti tocchi” ha parlato di alcuni paesi dove la morte è arte, creatività, cultura, allegria. Le bare artistiche e personalizzate prodotte in Ghana, nel continente africano, ad esempio ne sono una viva testimonianza. Sono la dimostrazione tangibile che la realtà supera spesso la fantasia. “Gli artisti dell’aldilà per le loro creazioni – scrive Raimondo Moncada – si ispirano all’esistenza terrena del caro estinto, prendendo spunto da un aspetto caratteristico. Se il morto in vita è stato, ad esempio, un piscione incontinente la bara personalizzata prenderà le sembianze di una fontana zampillante!”

venerdì 21 maggio 2010

Nudi funebri, fotografo rischia prigione


Nudi femminili al camposanto. Libera espressione artistica o colpevole trasgressione? Kishin Shinoyama, 69 anni, maestro della fotografia giapponese contemporanea, rischia il carcere e una multa salata per avere scelto come set le tombe di un cimitero di Tokyo per ritrarre i suoi nudi femminili. L’apprendiamo da Yahoo news che riporta una notizia dell’Ap (Associated Press).
L'ufficio dei procuratori della capitale nipponica, leggiamo, avrebbe aperto un procedimento contro Shinoyama. Il noto artista sarebbe accusato di oltraggio al pudore e profanazione di luogo religioso per aver scattato foto di nudo nel cimitero di Aoyama nel mese di ottobre 2008.
Se riconosciuto colpevole, il fotografo famoso per le sue opere erotiche, rischia una condanna a sei mesi di prigione e un’ammenda di 300mila yen (circa 2.800 euro). In un breve comunicato, riporta l'Ap, Shinoyama si sarebbe difeso sostenendo che le modelle sono rimaste senza veli “solo per pochi minuti, il tempo di qualche scatto”. Le fotografie sono state utilizzate per il libro “No Nude by Kishin 20XX”, pubblicazione uscita nel gennaio 2009.

Nel mondo non c’è più di che scandalizzarsi. L'arte è libera e gli artisti sono liberi di esprimersi. E poi tutto è possibile nella vita, come ci insegna Raimondo Moncada nel suo celebrato saggio umoristico “Ti tocca anche se ti tocchi”. Anche nel silenzio di un cimitero, tutto è possibile. In un camposanto, come ci dice la cronaca di questi mesi, ci trovi di tutto: senza casa che dormono sonni tranquilli dentro cappelle gentilizie, coppiette che fanno l’amore tra le lapidi, drogati che si fanno per vedere il paradiso e anche fotografi con al seguito modelle ignude così come madre natura le ha fatte.

Nell'immagine accanto, una bella foto artistica che ci rappresenta bene il mese di maggio del ricercato calendario dell’azienda funebre “Cofani Funebri” che vi consigliamo di sfogliare e di tenere a casa.

mercoledì 17 marzo 2010

Il cranio di Hirst sorride a Parigi


Un ilare teschio tempestato di diamanti. L'opera d'arte più costosa del mondo creata da Damien Hirst è una delle attrazioni luccicanti di un evento artistico che si sta svolgendo a Parigi. Al Musée Maillol, sino al 28 giugno, è aperta la mostra dal titolo “Vanitas. From Caravaggio to Damien Hirst”. Il tema conduttore dell’esposizione è la vanità, intesa come la natura transitoria della vita, fonte d’ispirazione di tanti artisti dai tempi dell’estro italiano di Caravaggio (grandiosa l'esposizione al Quirinale) alla contemporanea lucida follia dell’inglese Hirst per il quale la morte è vita da trattare con sorriso e creatività (lo stesso sottile filo conduttore che troviamo nel libro umoristico “Ti tocca anche se ti tocchi” dello scrittore Raimondo Moncada).
La mostra, curata da Claudio Strinati, attraversa più di tre secoli di storia dell'arte e tocca svariate correnti artistiche: dal barocco alla neo-pop art, dal post-impressionismo al surrealismo. Pitture, sculture, fotografie, video, oggetti, ci raccontano il rapporto degli artisti con la caducità delle cose terrene. Molte personalità presenti in Francia tra cui: Marina Abramovic, Jan Fabre, Cindy Sherman, Yan Pei Ming, Annette Message.
Si tratta di un evento unico che miscela sapientemente passato e presente: dall’immagine del famigerato teschio umano ricoperto di diamanti di Damien Hirst (For the love of God), a quelle delle performance di Marina Abramovic con gli scheletri caricati in spalla, dagli esempi contenuti nei mosaici pompeiani ai “memento mori” (ricordati che devi morire) presenti nella pittura del XVII secolo.
Continua, dunque, il tour internazionale del preziosissimo cranio di Damien Hirst (For the Love of Good), l’opera d’arte più cara del pianeta. Il teschio di Hirst è il calco di un cranio in platino rivestito da 8601 pietre preziose della gioielleria Bentley&Skinner. Un gioiello di morte frutto della incontenibile creatività post-contemporanea. L’unica cosa umana di un'opera disumana sono i denti. Tutti sani, nessuno cariato. Sulla fronte del teschio è posta una grande pietra rosa centrale, da oltre quattro milioni di sterline. La scultura anatomica di Hirst è stata venduta per la modica cifra di 100 milioni di dollari. Un poveraccio chi se ne è impossessato.
Il cranio umano di diamanti è diventata un’icona del superlusso, della luxury art e si presenta sorridente perché solo in pochi matti al mondo se la possono permettere.
“Hirst – leggiamo su Il Giornale nella corrispondenza dell’inviato Stelio Solinas - i crani li colleziona, li serigrafa, ne fa delle icone sorridenti, e non sorprende che François Pinault, il magnate e mecenate di palazzo Grassi e Punta della Dogana lo porti in palmo di mano: il ritratto di sé che preferisce è quello fattogli nel 2003 da Piotr Uklanski ed è nient’altro che una radiografia colorata della propria testa con sotto due tibie incrociate alla maniera di un vessillo corsaro. Tutto si tiene: un’arte pirata e la pirateria dell’arte, il legame funereo, ma non tragico, fra artisti e mercanti, un pirata collezionista di un cranio che è già teschio, già defunto pur essendo ancora vivo... La morte dell’arte come de profundis dell’umanità.È un revival funebre che dura da qualche decennio e dagli Skull di Andy Warhol degli anni Settanta, alle Tête de mort di Niki de Saint Phalle degli anni Ottanta, alla Body Art con scheletro incorporato di Marina Abramovich racconta sempre la stessa storia; il niente come sostituto del sacro, lo spettacolo derisorio del vuoto che ci attende, l’esorcizzare la morte facendone un’icona della vita: oggetto d’arredamento, bijoux, design”.

lunedì 25 gennaio 2010

L'erotismo della morte al Mondo Bizzarro


Eros e Thanatos. Sensualità e morte. Istinto primordiale della creazione e il suo opposto: il disfacimento della sostanza corporale e materia. Ci sarà tanto da emozionarsi e da riflettere nel contemplare le opere di otto autori internazionali, pittori e fotografi, radunati nei locali della galleria romana Mondo Bizzarro per la mostra collettiva “Ultra Erotica”.
Vita e morte, sensualità e distruzione, sesso e annientamento, carne e vuota inconsistenza, libidine e insensibilità, reale e irreale si impastano, si intrecciano, si rincorrono nelle straordinarie creazioni di artisti del calibro del californiano Michael Hussar (nella foto una sua opera), degli italiani Roberto Baldazzini e Zoe Lacchei, i giapponesi Makiko Sugawa, Ken-ichi Murata e Atsushi Tani, gli americani John Santerineross e Estevan Oriol. “Ultra Erotica” sarà inaugurata sabato 30 gennaio. È un evento da non perdersi per perdersi tra le oniriche visioni, tra le realistiche rappresentazioni, tra le sanguinolente realtà, tra le lussuriose oscenità fermate dal pennello dell’artista o dal clic del fotografo. Olio, acrilico, china e fotografia: gli otto artisti utilizzano tecniche, modi, mezzi differenti per conseguire alla fine un unico scopo: evocare e trasmettere la straordinaria sensualità della morte. A qualcuno tale sentimento potrà suscitare ribrezzo. Ma l’artista ha una sensibilità superiore al normale e grazie a tale sensibilità ci permette di vedere ciò che occhio umano non vede, di pensare ciò che mente umana non pensa. E con questo ci colleghiamo all’opera narrativa di Raimondo Moncada. Con il libro “Ti tocca anche se ti tocchi” lo scrittore agrigentino è riuscito a raccontarci mirabilmente l’altra morte e ciò che di strano gira attorno ad essa con raro piglio umoristico suscitando una ilarità riflessiva naturale che difficilmente troviamo in altre opere.
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