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venerdì 2 dicembre 2011

Rivista Il Vaglio: Humour del caro estinto


Lo humour del caro estinto. Una carrellata di lapidi buffe e curiose. È il titolo di un servizio tutto da leggere pubblicato su “Il Vaglio”, rivista trimestrale di cultura, storia e tradizioni edita dal CircoloCulturale Lomellino Giancarlo Costa di Mortara, in provincia di Pavia. Tutto un intero numero è dedicato all’arte di far ridere e all’umorismo, in tutte le sue forme e nei vari periodi storici. Come si ride, con quali mezzi, in quali occasioni, con quali modalità e con quali battute. E com’è cambiata la risata nella storia.
L’incipit del servizio sullo humour del caro estinto lo dà ancora una volta il libro di Raimondo Moncada “Ti tocca anche se ti tocchi”, edito dalla Csa Editrice, diventato ormai un cult del genere. Il pezzo, molto documentato e divertente, firmato da Graziella Bazzan, scrive: “Ti tocca anche se ti tocchi” è il titolo di un libro e contemporaneamente un modo un po’ bizzarro per introdurre il discorso sul­l’evento degli eventi che coinvolge indi­stintamente ogni essere umano. La morte è senza dubbio un grande mistero e la tomba è l’unico tramite che unisce i defunti ai viventi costi­tuendo “quella corrispondenza di amorosi sensi, che ci fa credere, finché siamo vivi, che qualche cosa di noi sopravviverà nel ricordo dei nostri cari”.
Il servizio fa una carrellata di epitaffi strambi, ironici, sorprendenti, incisi sulle lapidi al camposanto, che suscitano ilarità in un contesto, il cimitero, che di ilare non ha niente. Anzi. Graziella Bazzan riporta il meglio del meglio come ad esempio l’epitaffio del comico gallese Spike Milligan: “Ve l’avevo detto che ero malato” o quello dello scrittore francese Georges Bernanos: “Si prega l’angelo trombet­tiere di suonare forte, il defunto è duro d’orecchie”. E poi ancora: l’iscrizione “Giace qui da qualche parte” è scritto sulla lapide del fisico tedesco Werner Heisenberg, a riferimento del suo “principio di indeterminazione”. Sulla tomba di un certo Ignaz Breitenseher è scritto: “Silenziosa e solitaria fu la sua vita, fedele e attiva la sua mano”. Questa è l’incisione funeraria sulla tomba di un genti­luomo famoso in vita per la sua cortesia: “Qui giace lord Barlington. Scusate se non mi alzo”. Epitaffio sulla tomba di Ezechial Aiklein Dalhousie. In Scozia: “Qui giace… età 102 anni, era buono. Morto giovane”. Su di un’urna funeraria le parole: “Pace alle mie ceneri. Si prega di non starnutire, grazie”. Ancora epitaffi bizzarri selezionati dalla rivista "Il Vaglio": “Questa è la tomba di Serafino Viola, pagata a rate quand’era in vita”. “Qui giace Leo Cin­quemani, instancabile lavoratore”. “Qui riposa Onofrio Mondragoni, uomo pieno di vita”. Questo è l'epitaffio letto su una tomba di un attore etrusco: “Sono morto tante volte, ma così mai”. Epitaffio scritto in seguito a un incidente: “Uomo di grande dirittura morale, vis­suto con linearità e rettitudine, morto in curva”. Iscrizione funeraria letta sulla lapide di una persona rovinata dalle medicine: “Per stare meglio sono finito qua”. Nella lapide di una certa signora Gaia Bellina sta scritto: “Qui ripo­sa... donna instancabile. Ha amato la vita. Suo marito. Tutto il paese”. Si riportano infine le iscrizioni funerarie che riguardano due grandi personaggi del mondo della tv, un presentatore e un attore dotati di una ironia che lascia di stucco. Sulla sua lapide, a Roma, Gianfranco Funari ha voluto che si scrivesse il seguente epitaffio “Ho smesso di fumare”. Walter Chiari ci ha voluto lasciare la sua ultima battuta incisa sulla sua tomba al Monumentale di Milano: “Amici non piangete, è soltanto son­no arretrato”.

venerdì 9 ottobre 2009

Un Premio Nobel ad Agrigento


"Il Premio Nobel 2009 conferma le geniali intuizioni contenute nel libro umoristico Ti tocca anche se ti tocchi".
E' quanto scrive il blog di Iliubo. Nell'articolo pubblicato, la fantastica redazione iliubara spiega i motivi che quest'anno collegano direttamente l'ambito riconoscimento al libro di Raimondo Moncada.
"Il Nobel per la Medicina e la Fisiologia - scrive Iliubo - è stato attribuito a un trittico di scienziati per le ricerche sull’immortalità. Gli studi ci dicono chiaramente che nell’aldilà, in futuro, non ci saranno più arrivi sol perché dal mondo non ci saranno più partenze. Si arriverà quanto prima a un punto di non ritorno dove a piangere non saranno più i familiari colpiti da un lutto ma chi della morte fa una ragione di vita e di business. Non sono profezie di Nostradamus, ma poco ci manca. Il libro di cui parliamo per la prima volta, dal titolo volutamente criptico (“Ti tocca anche se ti tocchi”), è del nostro amico scrittore Raimondo Moncada, conterraneo del premio Nobel Luigi Pirandello (anno 1934). Entrambi sono nati, cresciuti e pasciuti ad Agrigento. Sono invece nati altrove Elisabeth Blackburn, Carol Greider, e Jack Szostak, i tre scienziati che hanno vinto il premio Nobel 2009 per la Medicina e la Fisiologia. Sono stati insigniti del riconoscimento per aver scoperto come funziona l'enzima dell' immortalità (la telomerasi) e come i telomeri (frammenti di Dna) proteggono le cellule dall'invecchiamento. I tre scienziati hanno messo in cammino l’umanità verso l'esistenza immortale, la vita senza estinzione. Quando sarà toccato questo traguardo, ha predetto Moncada, a toccarsi non saranno più i comuni mortali ma chi dalla cura e dal decesso dei comuni mortali ha tratto e trae beneficio.
In attesa dell'immortalità, a degli straordinari mortali è stato attribuito quello che è universalmente ritenuto l'encomio supremo del mondo intero. Il premio Nobel per la Fisica 2009 è andato agli statunitensi Charles Kao, per le ricerche sulla trasmissione della luce nelle fibre ottiche, e Willard Boyle e George Smith, per lo sviluppo del circuito a semiconduttori ad accoppiamento di carica (Ccd) per il trattamento di immagini. Il Premio Nobel per la Letteratura 2009 è Herta Muller, scrittrice e poetessa, nata in Romania, ma di nazionalità tedesca per avere descritto "il panorama dei diseredati, con la forza della poesia e la franchezza della prosa". Il premio Nobel per la Chimica 2009 è stato assegnato agli americani Venkatraman Ramakrishnan e Thomas Steitz e all'israeliano Ada Yonath per esser riusciti a mostrare il funzionamento del ribosoma, che produce proteine, a livello di atomo, un lavoro che permetterà importanti passi avanti nel campo della ricerca antibiotica.
Il premio Nobel per la Pace 2009 è stato assegnato al presidente degli Stati Uniti d'America Barack Obama "per il suo straordinario impegno per rafforzare la diplomazia internazionale e la collaborazione tra i popoli".
Il premio Nobel per l'Economia 2009 è stato attribuito agli statunitensi Elinor Ostrom e Oliver Williamson per la loro ricerca sull'organizzazione della cooperazione nella governance economica.
I riconoscimenti verranno consegnati ai vincitori il 10 dicembre, anniversario della morte di Alfred Nobel. Il premio Nobel è una onorificenza assegnata annualmente dal governo svedese a persone che si distinguono in alcuni campi come la Fisica, la Chimica, la Medicina o Fisiologia, la Letteratura, la Pace, l’Economia. Dal 1991 si premiano, ricerche eccezionali, straordinarie invenzioni tecniche o equipaggiamenti rivoluzionari, contributi eccezionali alla società. Il premio è stato istituito in seguito alle ultime volontà di Alfred Nobel, industriale svedese e inventore della dinamite, firmate al Club Svedese-Norvegese di Parigi il 27 novembre 1895".
Questo l’elenco dei Premi Pobel italiani:

FISICA
Guglielmo Marconi 1909
Enrico Fermi 1938
Emilio Gino Segrè 1959
Carlo Rubbia 1984
Riccardo Giacconi 2002

CHIMICA
Giulio Natta 1963

MEDICINA
Camillo Golgi 1906
Daniel Bovet 1957
Salvador E. Luria 1969
Renato Dulbecco 1975
Rita Levi-Montalcini 1986

ECONOMIA
Franco Modigliani 1985

LETTERATURA
Giosuè Carducci 1906
Grazia Deledda 1927
Luigi Pirandello 1934
Salvatore Quasimodo 1959
Eugenio Montale 1975
Dario Fo 1997

PACE
Ernesto Teodoro Moneta 1907
Chissà se un giorno toccherà ancora a un altro agrigentino ricevere un Premio Nobel? Uno è già stato assegnato nel lontano 1934 a Luigi Pirandello. E il secondo quando? Agrigento attende impaziente. Sono aperte, intanto, le scommesse!

giovedì 17 settembre 2009

Virus, la paura che arricchisce


Dopo la febbre degli uccelli, arriva inevitabile la malattia dei porci. E si diffonde il panico e si diffonde la paura. E' ancora una volta psicosi. La gente, confusa, qualche anno fa si chiedeva se fossero gli uccelli i colpevoli della nuova peste del terzo millennio, l'aviaria, così come era stato nel secondo millennio per l'Aids. Adesso la stessa domanda: l’influenza suina è provocata dal nostro essere porci? Ogni giorno è uno stillicidio di notizie che si accavallano, si inseguono, si sorpassano con manovre mozzafiato nei tg, nella carta stampata. Si parla continuamente di trasmissione della malattia dall’animale suino all’uomo-animale-porco con elevate percentuali di mortalità. La macchina dell’informazione sta travolgendo tutti seminando il terrore. Si è inizialmente parlato di pandemia, di virus virulento, aggressivo, letale con inevitabile diffusione planetaria e morti a go go. Si sono fatte interviste a specialisti specializzati. Si sono dispensati utili consigli per la prevenzione, il trattamento. Si sono predisposti i reparti per la cura delle malattie infettive nelle strutture sanitarie e ospedaliere a cui rivolgersi in caso di sintomi suini conclamati. C’è chi ha parlato di picchi in autunno, chi in inverno. C'è chi ha paventato pericoli per l’economia in ripresa che potrebbe essere messa in ginocchio dai tanti lavoratori colpiti dall'influenza maiale. I nostri ministri della salute hanno cercato di recente di buttare acqua sulla brace del porco. Hanno cercato di rassicurare la popolazione che il virus è più innocuo del previsto e che il governo ha in ogni caso preparato un piano di vaccinazione che porrà rimedio alle conseguenze dell'influenza. Saranno vaccinati tutti, a partire dalle categorie più a rischio compreso il personale dei servizi pubblici essenziali: medici, infermieri, appartenenti alle forze dell’ordine, bambini, anziani, ammalati. Ma perché per mesi e mesi ci hanno allora rotto i maroni (leggi pure palle!)? perché ci hanno allarmato a tal punto che abbiamo pensato che fosse arrivata la fine del mondo e con la fine del mondo anche la fine dell’uomo e con la fine dlel'uomo anche la fine del porco e dell’uomo-porco? La verità è che, comunque vadano le cose, a guadagnarci saranno le industrie farmaceutiche impegnate da mesi a produrre migliaia, milioni di vaccini. Si guadagna oltre che sulla morte anche sulla paura della morte, come ha ben spiegato Raimondo Moncada nel suo libro/saggio umoristico "Ti tocca anche se ti tocchi". Più paura si diffonde per la paura della fine del mondo, più salvavita si producono e più business si fa. Alla faccia del porco! Il virus A H1N1, sentiamo dalla viva voce di alcuni speciali specialisti, si diffonde a vista d’occhio. Il virus fa a gara con le emissioni solari per vedere chi è più veloce della luce. E mentre il virtus fa il giro del mondo, i nostri lettori ed elettori ci bersagliano di interrogativi. Dal terzo mondo ci arriva, tramite facebook, questa domanda disperata:
Mi ingozzo parcamente di salsiccia, bistecche, salame, mortadella, pancetta, prosciutto, zampone, cotechino e penso con ansioso timore all'influenza dei porci che, porcamente, potrebbe influenzarmi. Mi dovrò vaccinare come specie a rischio? Altri ci chiedono semplicemente: cosa fare? dove andare? come salvarsi dalla febbre della salsiccia? come evitare il contagio? a chi bussare con le mani pulite? quali vaccini inocularsi?
C'è stato un nostro amico che ci ha chiesto infine: ma il virus è una cosa seria?
Questa sì che è una domanda da porci. Una soluzione radicale, che ci consigliamo di suggerire agli esperti espertari, è quella di eliminare il porco prima che il porco elimini noi. I nostri amici cuochi (vedi foto) consigliano di utilizzare lo spiedo per eliminare i porci più gustosi e mangiarseli ben cotti. Per addolcire l’allarme, gli strateghi della comunicazione hanno cominciato a modificare il linguaggio e a utilizzare sempre di più gli eufemismi. Si evita di parlare di febbre dei porci, di influenza suina, scegliendo una terminologia scientifica meno terrificante. La parola maiale è stata così messa al bando, cancellata. Si parla solo di virus A H1N1, terminologia più vicina al linguaggio della casalinga, del pensionato, dell’operaio, dell’analfabeta, dell'allevatore, dell'allevato porco suino. Con il contagio dal porco, non si diventa porci ma ci si ammala di influenza A H1N1.
Semplice! Per modo di dire. Ma, intanto, dagli allevamenti suini, ci arriva una notizia sconvolgente: anche i porci hanno paura dei maiali. In molti, per l'angoscia di essere infettati, si suicidano preferendo la morte allo spiedo. E', insomma, psicosi suina. Le autorità sanitarie hanno all'uopo costituito una task-force di psicologi per attutire l'impatto della malattia che, al momento, sembra più una patologia psicologica.

Per approfondire l’argomento, vi consigliamo di leggere il capitolo “Uccellofobia” del nostro libro umoristico preferito: “Ti tocca anche se ti tocchi” dello scrittore Raimondo Moncada.


* Tratto dal blog http://www.iliubo.blogspot.com/”)
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