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lunedì 22 ottobre 2012

Un motel in un obitorio, uomo d'affari crede nel business


“Camera mortuaria trasformata in motel”. È il titolo che campeggia oggi sulla homepage del Corriere della Sera.  Il business dell’aldilà torna a colpire e ad attirare l'attenzione dell'opinione pubblica mondiale, come  illustrato in lungo e in largo nel best seller umoristico  Ti tocca anche se ti tocchi” di Raimondo Moncada.
L’idea del motel-obitorio, leggiamo sul Corriere, è di un uomo d'affari australiano. Il magnate illuminato ha pensato bene di trasformare la camera mortuaria di un ospedale psichiatrico in un pittoresco alberghetto. L’istituto è quello di Willow Court in Tasmania. L’obitorio risale agli anni Cinquanta ed è ben arredato con tavoli per le autopsie e celle frigorifere per il sezionamento dei cadaveri e la loro conservazione prima di essere seppelliti nello stesso allegro sito.
Un vecchio proprietario, leggiamo su Il Ghirlandaio, voleva trasformare l'istituto e l'obitorio in una gelateria e un centro per bambini. Un luogo, dunque, ideale per un soggiorno rilassante su letti e tavoli da morto. Il motel potrebbe aprire nel 2013. L’ideatore crede nell’affare perché c’è a chi piace il brivido. 

venerdì 2 dicembre 2011

Rivista Il Vaglio: Humour del caro estinto


Lo humour del caro estinto. Una carrellata di lapidi buffe e curiose. È il titolo di un servizio tutto da leggere pubblicato su “Il Vaglio”, rivista trimestrale di cultura, storia e tradizioni edita dal CircoloCulturale Lomellino Giancarlo Costa di Mortara, in provincia di Pavia. Tutto un intero numero è dedicato all’arte di far ridere e all’umorismo, in tutte le sue forme e nei vari periodi storici. Come si ride, con quali mezzi, in quali occasioni, con quali modalità e con quali battute. E com’è cambiata la risata nella storia.
L’incipit del servizio sullo humour del caro estinto lo dà ancora una volta il libro di Raimondo Moncada “Ti tocca anche se ti tocchi”, edito dalla Csa Editrice, diventato ormai un cult del genere. Il pezzo, molto documentato e divertente, firmato da Graziella Bazzan, scrive: Ti tocca anche se ti tocchi” è il titolo di un libro e contemporaneamente un modo un po’ bizzarro per introdurre il discorso sul­l’evento degli eventi che coinvolge indi­stintamente ogni essere umano. La morte è senza dubbio un grande mistero e la tomba è l’unico tramite che unisce i defunti ai viventi costi­tuendo “quella corrispondenza di amorosi sensi, che ci fa credere, finché siamo vivi, che qualche cosa di noi sopravviverà nel ricordo dei nostri cari”.
Il servizio fa una carrellata di epitaffi strambi, ironici, sorprendenti, incisi sulle lapidi al camposanto, che suscitano ilarità in un contesto, il cimitero, che di ilare non ha niente. Anzi. Graziella Bazzan riporta il meglio del meglio come ad esempio l’epitaffio del comico gallese Spike Milligan: “Ve l’avevo detto che ero malato” o quello dello scrittore francese Georges Bernanos: “Si prega l’angelo trombet­tiere di suonare forte, il defunto è duro d’orecchie”. E poi ancora: l’iscrizione “Giace qui da qualche parte” è scritto sulla lapide del fisico tedesco Werner Heisenberg, a riferimento del suo “principio di indeterminazione”. Sulla tomba di un certo Ignaz Breitenseher è scritto: “Silenziosa e solitaria fu la sua vita, fedele e attiva la sua mano”. Questa è l’incisione funeraria sulla tomba di un genti­luomo famoso in vita per la sua cortesia: “Qui giace lord Barlington. Scusate se non mi alzo”. Epitaffio sulla tomba di Ezechial Aiklein Dalhousie. In Scozia: “Qui giace… età 102 anni, era buono. Morto giovane”. Su di un’urna funeraria le parole: “Pace alle mie ceneri. Si prega di non starnutire, grazie”. Ancora epitaffi bizzarri selezionati dalla rivista "Il Vaglio": “Questa è la tomba di Serafino Viola, pagata a rate quand’era in vita”. “Qui giace Leo Cin­quemani, instancabile lavoratore”. “Qui riposa Onofrio Mondragoni, uomo pieno di vita”. Questo è l'epitaffio letto su una tomba di un attore etrusco: “Sono morto tante volte, ma così mai”. Epitaffio scritto in seguito a un incidente: “Uomo di grande dirittura morale, vis­suto con linearità e rettitudine, morto in curva”. Iscrizione funeraria letta sulla lapide di una persona rovinata dalle medicine: “Per stare meglio sono finito qua”. Nella lapide di una certa signora Gaia Bellina sta scritto: “Qui ripo­sa... donna instancabile. Ha amato la vita. Suo marito. Tutto il paese”. Si riportano infine le iscrizioni funerarie che riguardano due grandi personaggi del mondo della tv, un presentatore e un attore dotati di una ironia che lascia di stucco. Sulla sua lapide, a Roma, Gianfranco Funari ha voluto che si scrivesse il seguente epitaffio “Ho smesso di fumare”. Walter Chiari ci ha voluto lasciare la sua ultima battuta incisa sulla sua tomba al Monumentale di Milano: “Amici non piangete, è soltanto son­no arretrato”.

giovedì 7 luglio 2011

Una bara per la vita, Corea lancia la moda

Non si bara. La notizia è vera. In Corea del sud è ormai diventata moda. Ed è boom! Non per un colpo di pistola. Ci si ficca dentro una bara di nudo legno per apprezzare con l’assaggio della morte il gusto della vita. La notizia viene riportata con un servizio video sul sito di Repubblica. Oltre 100.000 persone, viene detto, hanno già provato il brivido di di stare chiusi, sdraiati, nel buio e silenzioso cofano per 5 minuti. "Aiuta a riflettere sull'importanza della vita. E’ meglio della morte. La bara mi ha fatto riscoprire l’amore per me stesso e per la mia famiglia".
Con 300 dollari, il sudcoreano si toglie un peso, fa guadagnare le pompe funebri vitali e riscopre il piacere dell’esistenza. I fautori della bara in vita sostengono che con il funerale anticipato sparisce la depressione, si elimina lo stress e si migliora la produttività. La bara è sinonimo di felicità. Meglio della meditazione buddista zen. I sud coreani annunciano che a breve faranno anche l’esperienza della lettura collettiva del libro umoristico “Ti tocca anche se ti tocchi” di Raimondo Moncada perché, sostengono, sono ormai provati i poteri talismanici e perché mette di buonumore.

venerdì 1 luglio 2011

Le tombe creative più folli del mondo



Le tombe più pazze del mondo. Il quindicinale satirico online “Lo stivale bucato” affronta l’argomento con un esilarante foto-articolo. Il tema è anche oggetto di umoristico approfondimento nel saggio satirico “Ti tocca anche se ti tocchi” di Raimondo Moncaca, dove per risolvere i problemi della mancanza di posti nei cimiteri si è proposta l’avveniristica soluzione di tombe a grattacielo e a grattaterra che i governi di tutto il mondo stanno prendendo in considerazione. Ma questa è un’altra storia.
Il quindicinale satirico online “Lo stivale bucato” rileva che “ridere della morte propria o degli altri è certamente molto difficile”. “Eppure ci sono molte persone che riescono a scherzare su quest’argomento, tanto da essersi fatte costruire (o aver costruito per un proprio caro) delle tombe molto particolari”. "Lo Stivale Bucato" ha così raccolto in giro per il mondo delle foto di sepolcri a dir poco bizzarri, che propone in un’incredibile galleria fotografica.
Le tombe artistiche sono, da quello che si può intuire, ispirate a una caratteristica identificativa del defunto. Se ad esempio in vita il de cuius è stato elettricista dell’Enel, da morto si è fatto infilare in una tomba a forma di palo della luce. Se in vita è stato impiegati in un’azienda costruttrice di preservativi, da morto si è fatto seppellire dentro un profilattico. Se in vita è stato costruttore di water, da morto si è fatto infilare in una tomba a forma di cesso. Se in vita ha seguito per un’intera esistenza una terapia a base di supposte, da morto è inevitabile supporre che avrà pensato a un bel suppostone.
"Lo stivale Bucato" mostra delle foto accompagnate da una battuta-didascalia. C’è chi si è fatto costruire una tomba a forma dello “Scrable”. C’è chi manda affanculo il prossimo con un altro gioco di parole. C’è la casalinga convinta che si è fatta edificare una tomba a forma di pinza per stendere il bucato. C’è chi, addetto ai parcheggi, si è fatto costruire una tomba a forma di parcometro. C’è Miguelin, amante delle quattro ruote, che si è fatto costruire una tomba a forma di auto. C’è lo sportivo che si è fatto costruire una tomba a forma di sacco con mazze da golf. C’è il falegname che si è fatto sistemare dentro una tomba a forma di amata sega. C’è il patito di cellulari che si è fatto costruire una lapide a forma di telefonino. C’è l’amante delle comodità e dell’accoglienza chi si è fatto costruire una tomba-salotto con tanto di divani e poltrone di marmo.
Ci sono infine lapidi comiche contenenti epitaffi divertenti: “Qui giace un uomo morto”, “Qui giace un uomo con le tette”, “Qui giace un culone”, “Qui giace un uomo con l’hobby della droga”. Ed infine, la lapidaria iscrizione di un amante vizioso: “Oral Love”

domenica 13 febbraio 2011

Funerale a lieto fine: il morto rivive al cimitero


Inni alla vita. Dal libro scaramantico e porta fortuna “Ti tocca anche se ti tocchi”, al rito tradizionale pseudo-religioso con tanto di processione musical-lacrimale al cimitero. Accade a Cuba, il paese dei sigari e delle donne bone. Ci segnala un servizio della sezione tv di Repubblica.it che da oltre 30 anni, alla periferia dell'Avana, va in scena il rito del “Pachencho”. Un corteo funebre accompagna il feretro al camposanto. Pianti, disperazione, baci, abbracci, fazzoletti bagnati. Il prete, la vedova, i parenti... La banda che accompagna il maestoso mesto corteo. Una città in strada che avanza. Alla fine, nel luogo dell’ultimo addio, l’inaspettato colpo di scena, come in un film americano. Il morto, senza denti, con grande sorpresa generale si risveglia dentro la fossa: “Cucù!”. C’è chi grida al miracolo: “Evviva il morto!”. Il defunto vivo scatena la festa popolare con balli, canti e musica. Il miracolo del morto vivo si ripete miracolosamente ogni anno.
È una bizzarra cerimonia che, sostengono gli organizzatori, porta benessere e prosperità, una delle tante allegre manifestazioni in periodo pre Carnevale a cui, toccandosi, fa ampio riferimento Raimondo Moncada nel suo saggio umoristico “Ti tocca anche se ti tocchi”, divenuto un best seller anche nell’isola di Cuba, uno dei libri più letti da Fidel Castro. Si racconta che almeno una volta al mese il compagno Fidel si metta in mano l’opera, esca dal palazzo leggendola a viva voce in comizi pubblici davanti a folle oceaniche plaudenti.





P.S. Si ringrazia per la fattiva e attenta collaborazione l'amico umorista Lino Giusti e il suo esilarante, pungente, purgante, graffiante, innaffiante blog umoristico Crepapelle.

martedì 14 settembre 2010

Funerali trasformati in spettacoli allegri


Esequie che diventano un’attrazione. Funerali che si trasformano in spettacoli. In Australia la morte quasi quasi si festeggia con rappresentazioni spassose, si rievoca il caro estinto con supporti multimediali, con la proiezione di filmati, musica pop e rock, inni sportivi e politici. Un'usanza sentita, diventata fenomeno di massa che per la Chiesa ha oltrepassato ogni limite. Una sacra cerimonia di commiato, sostiene l'istituzione religiosa, si è trasformata in una allegra manifestazione di addio. Ma non c'è da stupirsi per queste tradizioni, diciamo, a dir poco bizzarre. Come scrive Raimondo Moncada nel suo saggio umoristico “Ti tocca anche se ti tocchi”, il mondo non reagisce al dolore alla stessa maniera. C’è dove si piange e c’è anche dove ci si diverte per la dipartita di un proprio caro, di un proprio amico, talune volte invidiandolo pure perché ha la fortuna di andare in un mondo considerato migliore (quale?).

Utilizzare musiche gradite al caro defunto e ricordare divertenti trascorsi durante le esequie, anche in chiesa, è diventata nel corso degli anni una pratica molto popolare nel paese dei canguri festanti. La diocesi cattolica di Melbourne ha così detto basta! dopo l’ennesima goccia che ha fatto traboccare il vaso. Ha così deciso di emanare delle chiare linee guida, una direttiva molto restrittiva per lo svolgimento corretto dei funerali, con particolare riferimento alla musica da suonare in queste tristi e austere occasioni. Si cerca in tal modo di far cambiare abitudini, di mettere un freno al criticato fenomeno, di arginare una usanza che trasforma il doloroso rito funebre in una celebrazione gioiosa del morto.

Le nuove linee guida, indirizzate a circa 200 parrocchie, esortano i sacerdoti ad evitare che le esequie religiose diventino una messinscena. La chiesa ha deciso di bandire dai riti funebri le canzoni dei club sportivi, gli inni politici, le ballate romantiche e in generale la musica pop o rock. Divieto assoluto! Un funerale, dice l’arcivescovo di Melbourne Denis Hart, non dovrebbe essere una “celebrazione”, ma un estremo saluto in tono sacro. Le manifestazioni festanti, per chi ne ha il desiderio, le può anche organizzare ma solo prima o dopo la funzione. “I desideri dei defunti, della famiglia e degli amici dovrebbero essere presi in considerazione” scrive Hart nella direttiva, “ma nel pianificare la liturgia il celebrante deve moderare ogni tendenza che faccia diventare il funerale una celebrazione laica della vita del defunto”.

Critiche le società di pompe funebri. Ormai i Dvd commemorativi e i brani "laici", ricordano, sono quasi immancabili nei funerali australiani. Nel 2008 era uscita persino una "Top Ten" delle canzoni più eseguite ai funerali, con in testa "My Way" di Frank Sinatra, "Wonderful World" di Louis Armstrong e "Time To Say Goodbye" di Andrea Bocelli.
Ognuno, in fondo, si sceglie il saluto che vuole. Così, almeno, è più sentito.

Libertà di espressione dei propri sentimenti. C'è chi suona il toccante silenzio con la tromba e c'è chi fa suonare una mitica orchestra di divertiti trombettieri.

Come scrisse il poeta futurista Aldo Palazzeschi in un celebre componimento: E lasciatemi divertire!

Tri, tri tri
Fru fru fru,
uhi uhi uhi,
ihu ihu, ihu.

Il poeta si diverte,
pazzamente, smisuratamente.
Non lo state a insolentire,
lasciatelo divertire
poveretto,
queste piccole corbellerie
sono il suo diletto.

Cucù rurù,
rurù cucù,
cuccuccurucù!
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