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mercoledì 25 gennaio 2012

Gli sfigati della laurea


Chi si laurea dopo i 28 anni è uno sfigato! La dichiarazione, attribuita al viceministro al Lavoro del governo Monti, Michel Martone, ha suscitato un vespaio di polemiche . E cosa dire allora di chi si laurea dopo i 38 o i 48 o i 59 anni o di chi decide di laurearsi dopo la pensione? 
Per maggiori approfondimenti, si rimanda gli interessati alla lettura del saggio “Ti tocca anche seti tocchi” di Raimondo Moncada (Csa Editrice) che ha già fatto toccare mezzo mondo. L'opera, adottata come libro di testo dalle principali università del pianeta, è soprattutto indicata per chi non si laurea proprio o non è iscritto ad alcuna facoltà dopo le superiori o le scuole elementari. 

giovedì 7 luglio 2011

Una bara per la vita, Corea lancia la moda

Non si bara. La notizia è vera. In Corea del sud è ormai diventata moda. Ed è boom! Non per un colpo di pistola. Ci si ficca dentro una bara di nudo legno per apprezzare con l’assaggio della morte il gusto della vita. La notizia viene riportata con un servizio video sul sito di Repubblica. Oltre 100.000 persone, viene detto, hanno già provato il brivido di di stare chiusi, sdraiati, nel buio e silenzioso cofano per 5 minuti. "Aiuta a riflettere sull'importanza della vita. E’ meglio della morte. La bara mi ha fatto riscoprire l’amore per me stesso e per la mia famiglia".
Con 300 dollari, il sudcoreano si toglie un peso, fa guadagnare le pompe funebri vitali e riscopre il piacere dell’esistenza. I fautori della bara in vita sostengono che con il funerale anticipato sparisce la depressione, si elimina lo stress e si migliora la produttività. La bara è sinonimo di felicità. Meglio della meditazione buddista zen. I sud coreani annunciano che a breve faranno anche l’esperienza della lettura collettiva del libro umoristico “Ti tocca anche se ti tocchi” di Raimondo Moncada perché, sostengono, sono ormai provati i poteri talismanici e perché mette di buonumore.

venerdì 3 giugno 2011

Batterio killer E. Coli ama l'oblungo

http://www.raimondomoncada.it

È proprio strano questo nuovo batterio killer. Prima usa del cetriolo per uccidere e prendersi la vita degli umani. Poi salta sul salame e per giunta di cervo. È davvero di gusti strani questo Nicola (nome in codice E. Coli) che, dopo i polli ed i maiali con suine ed aviarie varie, sta seminando il panico il Europa a cominciare dalla Germania dove già si segnalano diversi decessi. Gli esperti dell’Oms, l’organizzazione mondiale della sanità, sono alle prese con un rompicapo. Quale sarà il prossimo veicolo di infezione che utilizzerà Nicola? Dopo il cetriolo ed il salame, c’è il sospetto che sarà il turno della salsiccia, dei wurstel, delle zucchine e delle banane. Si va per intuizione. Dagli uccelli dell’aviaria si è passati ai maiali della suina, così come ci viene evidenziato nel saggio best seller “Ti tocca anche se ti tocchi” di Raimondo Moncada. È facile prevedere le prossime e scontate mosse del batterio assassino che sembra amare ortaggi e salumi dalla forma oblunga.

lunedì 21 febbraio 2011

Manifesti funebri spacciano droga


La morte che si nasconde dietro l’annuncio funebre. È la nuova frontiera dello spaccio di droga. L’hanno scoperta, come leggiamo sul sito Blitz Quotidiano, i carabinieri di Napoli nell’ambito delle indagini in corso su alcune piazze dei quartieri di San Giovanni a Teduccio, Poggioreale e Ponticelli.
I militari dell’Arma Benemerita, aguzzando l’ingegno, si sono accorti che la malavita locale si era messa a smerciare stupefacenti nascondendo le dosi sul retro di manifesti funebri. L’interessato ritirava comodamente la roba staccando il foglio dal lembo dove la colla non aveva avuto presa. Geniale! Ma ancora più geniali i carabinieri che sono arrivati a scoprire depositi di droga in luoghi davvero insoliti per celare la droga e tenerla al riparo da occhi e occhiali indiscreti. Un sistema molto originale. Non sappiamo ancora se il “tossico” manifesto funebre inventato dalla ‘ndrangheta spacciasse solamente o comprendesse pure il servizio di annuncio di morte relativo al malcapitato cliente tossicodipendente destinato a vita migliore. Un servizio, insomma, completo, omnicomprensivo, intriso tanto di ironia del fatal tristo destino, la stessa ironia che impregna il saggio umoristico “Ti tocca anche se ti tocchi” di Raimondo Moncada che di storie, come quelle scoperte a Napoli, è ricco. Ma che fanno ridere da morire.

mercoledì 29 dicembre 2010

Il furto da becchino è più grave


Ladro di cimitero si può accettare. Ladro becchino no! È gravissimo. Se vieni beccato al camposanto a rubare spacciandoti da becchino ti becchi l’aggravante e l’aumento della pena. Lo sancisce la giurisprudenza e non il saggio umoristico “Ti tocca anche se ti tocchi”.
Un uomo è stato condannato per furto aggravato in relazione ad una serie di furti messi a segno in un camposanto fiorentino dove si fingeva addetto alla cura delle tombe. Lo apprendiamo dall’Agenzia AdKronos tramite il sito Diretta News.
La quarta sezione penale ha bocciato il ricorso del finto becchino, facendo notare che legittimamente è stata applicata l’aggravante dato che “per non destare sospetti nei visitatori e per giustificare la sua presenza in un luogo da dove poteva agevolmente studiare i comportamenti dei visitatori e scegliere le vittime, l’imputato si era finto un addetto alla cura delle tombe intento a bagnare i fiori deposti sulle sepolture”. Tale condotta, annotano ancora i giudici, “configura una attività insidiosa e fraudolenta diretta a sorprendere e soverchiare la vittima”, poiché “simulando la cura dei fiori, l’imputato si pose nella posizione per osservare i movimenti dei visitatori senza essere sospettato”. Una condotta che, in definitiva, evidenzia “non solo il carattere fraudolento, ingannevole, ma dimostra il rilevante ruolo ai fini dell’abbassamento delle difese della vittima e del buon esito della condotta illecita”.
Inutilmente l’uomo, già condannato dalla Corte d’Appello di Firenze, ha obiettato che non poteva essergli applicata l’aggravante del furto dato che, a suo dire, “l’oggetto sottratto costituito da una borsetta era al di fuori della sfera di protezione della proprietaria, che l’aveva lasciata incustodita sul tappetino dell’auto fuori dal cimitero”.

sabato 23 ottobre 2010

Diffida ai morti: o pagate o vi tagliamo la luce


Tombe come cassette della posta. Incredibile quanto avvenuto al cimitero di Ascoli Piceno. Sulle lapidi, sulle cappelle gentilizie, tra i fiori, tra i lumini, in ogni utile appiglio del camposanto comunale sono state lasciate penzolare in bell’evidenza strani e inconsueti fogliettini di pagamento da esigere. Una multa per eccesso di velocità nella recita delle preghiere in suffragio? Una sanzione per il volume troppo alto utilizzato nelle meditazioni a bocca chiusa? Una contestazione per l’uso di fiori troppo profumati? Niente di tutto questo o quasi. Rimane il fatto - come ci illumina lo scrittore Raimondo Moncada nel suo saggio umoristico “Ti tocca anche se ti tocchi” – che quando ci sono soldi di mezzo non c’è morte o morto che tenga. Il dolore e la pietà per i cari defunti passa in secondo piano. Ma cosa è accaduto ad Ascoli Piceno di tanto insolito con i fogliettini bianchi penzolanti dalle tombe del cimitero?
A fornirci le informazioni necessarie è il quotidiano Il Resto del Carlino in un servizio di Luca Marcolini. “A leggerne il contenuto, si scopre che si tratta di un vero e proprio avviso di pagamento per quel che riguarda il servizio delle lampade votive. Poi, guardandosi attorno, ecco che si scopre di non essere soli, ma di condividere questa imprevista scoperta con tanti altri congiunti rimasti impietriti di fronte ai loculi del loro cari: quei foglietti sembrano penzolare su tanti altri loculi del cimitero comunale a Borgo Solestà, in qualche caso al fianco di quei fogli che, invece, racchiudono preghiere ‘regalate’ su carta ai propri affetti che non ci sono più. In realtà, dietro questa scelta della ditta appaltatrice del servizio, una motivazione logistica c’è” o ci sarebbe.
Per la ditta appaltatrice del servizio, sarebbe stato impossibile contattare tutti i familiari non avendo a disposizione una banca dati sui defunti. E così la soluzione più pratica e più veloce è stata quella di lasciare l’avviso di pagamento direttamente nella ultima dimora dei defunti. Alla faccia di un luogo sacro inviolabile. E se i familiari non dovessero pagare? Si esigerà il pagamento dai morti? L’avviso, con allegato il modulo da compilare, indica come termine ultimo per pagare il prossimo 30 novembre. Se non si provvederà a sganciare la moneta, sarà tagliato il servizio e i defunti non avranno più il conforto della luce.

lunedì 11 ottobre 2010

Ladri in carro funebre


A sta pompa! Avrebbe detto un amico liceale, un po’ colorito nell’espressione, dello scrittore Raimondo Moncada autore del saggio umoristico “Ti tocca anche se ti tocchi”. Oggigiorno vanno a ruba pure gli automezzi mortuari. Non si lascia più niente di intentato. Non bastavano i furti con destrezza al cimitero con lo scippo di denti d’oro ai morti, il trafugamento di rame e di preziosi arredi sacri dalle mute tombe. La criminalità allarga il proprio raggio di azione e così ti prendendo di mira pure le pompe funebri. Non si ha più rispetto per niente e per nessuno così come non si ha più paura di luoghi che per loro natura ti mettono soggezione, specialmente di notte. Ad Ariano, in provincia di Avellino, ignoti malviventi hanno portato via dal deposito dell’agenzia funebre Lo Conte, tre nuovissimi carri funebri e un’auto fioriera. Il bottino è di circa duecentocinquantamila euro. È quanto apprendiamo dal sito di Ottopagine.it. Scoperto il furto, avvenuto nelle ore notturne, è stata allertata la polizia. Ma dei malviventi nessuna traccia. Neanche l'odore delle corone dei fiori. Sono riusciti, indisturbati, a bordo di anonimi e poco appariscenti automezzi funebri, a far perdere le tracce. Nessuno ha visto o sentito nulla. Il corteo notturno dei due carri funebri e di un’auto fioriera in giro per le strade cittadine o provinciali o statali o autostradali non ha destato alcun sospetto. Silenzio tombale!

Morti redditizi anche dall’aldilà


I defunti sono vivi anche da morti. Rimangono in vita per la loro utilità. Anzi, sono più redditizi da morti che da vivi. Almeno per i vivi come ci illumina lo scrittore Raimondo Moncada nel suo saggio umoristico “Ti tocca anche se ti tocchi”.
È notizia di oggi che i carabinieri di Lercara Friddi, paese montano della provincia di Palermo, hanno denunciato quattro persone "per aver in concorso tra loro, con artifizi e raggiri, indotto personale delle Poste Italiane al pagamento fraudolento di 13 assegni intestati ad una anziana donna defunta, per un importo di 3.932,07 euro".
Apprendiamo dal sito di Sicilia On Line, che l’anziana donna, originaria di San Giovanni Gemini, è deceduta il 16 settembre del 2008 in una casa di riposo di Lercara Friddi. I titoli di credito, come hanno scoperto i militari, sono stati emessi nel periodo compreso tra l'ottobre 2008 ed il 2009. Alla luce di quanto accertato, i carabinieri hanno denunciato all’autorità giudiziaria tre persone di Lercara Friddi, tra cui una donna, ed un giovane disoccupato di Santo Stefano Quisquina (paese montano in provincia di Agrigento).
Le indagini sono state avviate dopo che presso la caserma della Compagnia carabinieri di Lercara Friddi si e' presentato un funzionario ispettivo delle Poste Italiane, che informava gli investigatori dell'avvenuto incasso fraudolento di 13 assegni di pagamento estero (A.P.E.) per un ammontare complessivo 3.932 euro, tutti emessi in favore della pensionata deceduta.

martedì 21 settembre 2010

Picnic al camposanto senza vino


Picnic al cimitero. È il titolo di uno degli esilaranti capitoli del libro umoristico “Ti tocca anche se ti tocchi” dello scrittore Raimondo Moncada. Fantasia horror? Può darsi! Ma la realtà come sempre supera di gran lunga la più fervida e perversa immaginazione. Dal quotidiano online La Provincia di Varese apprendiamo infatti che il camposanto di Casorate Sempione è stato scelto una di queste ultime notti per consumare un lauto e lieto banchetto tra gli spettrali sepolcri ed il silenzio stupito dei cari estinti.
Pasta, una confezione di sei uova, due fette di carne e alcuni panini. Sono gli alimenti che sono stati consumati per un picnic notturno sopra due tombe, una delle quali aperta per lavori di manutenzione. Mancava soltanto da bere. Nessuna traccia di vino, birra, aranciata, chinotto, gassosa o coca cola. Sono state invece rinvenute sull'insolito sito mangereccio alcune candele, consumate ma sicuramente non mangiate. Le candele sarebbero servite solo a fare luce nell’improvvisata e anomala trattoria all’aperto. La presenza dei lumini ha fatto pensare al satanismo e a riti esoterici. Ma per le autorità locali si tratterebbe solo di una goliardata macabra, sciocca e irriguardosa nei confronti di un luogo sacro. Non si sono infatti riscontrati danni o profanazioni di sepolcri. Le tombe utilizzate per lo strano banchetto sono state solo insozzate. L’episodio è stato segnalato ai carabinieri di Gallarate e alla polizia locale.
Sono tanti i gesti irriguardosi. Manca soltanto, come scrive Raimondo Moncada nel suo “Ti tocca anche se ti tocchi”, che al cimitero si fermino automobili a Gpl per fare rifornimento di gas.

mercoledì 4 agosto 2010

Bare in discarica abusiva di canne


Una discarica abusiva di bare o, come direbbero in Sicilia, di tabbuti. Vecchi cofani per niente ecologici e poco rispettosi dell’ambiente abbandonati nella natura come immondizia da irrispettosi cittadini. È quanto hanno scoperto i carabinieri di Ribera, ridente cittadina vicino Sciacca, in provincia di Agrigento, con la località balneare di Seccagrande presa d’assalto in questo periodo da spensierati vacanzieri vogliosi di vita e di divertimento.
Un aspetto, quello dello smaltimento dei rifiuti speciali e del rispetto per i nostri defunti, tra gli argomenti trattati con ironia nel libro-denuncia “Ti tocca anche se ti tocchi” dello scrittore agrigentino Raimondo Moncada.

I militari dell’Arma hanno sequestrato a Ribera, leggiamo nei resoconti della stampa, un’area di contrada Ciavolaro, appena fuori dal centro abitato, in prossimità della vecchia discarica utilizzata nei decenni scorsi dal comune per riporvi l’immondizia. I carabinieri hanno trovato carcasse di bare in legno, rivestimenti di zinco e resti di rifiuti cimiteriali come pezzi di marmo per lapidi con incisioni varie provenienti dal camposanto cittadino. I rifiuti cimiteriali, considerati rifiuti speciali, erano ammassati assieme a vecchi elettrodomestici in disuso, lastre di eternit, sedie di plastica, cisterne di amianto.
La macabra scoperta pare sia stata fatta a seguito della segnalazione di alcuni cittadini dopo avere visto scaraventare all’urbina materiale di vario genere in un grande vallone ricoperto di canne sulla strada rotabile San Leonardo che, diretta verso la traversa del fiume Magazzolo, passa sotto il cimitero.

giovedì 24 giugno 2010

Sesso protetto al cimitero


- Famolo strano!
- E tu fammi morire!
Un angolo appartato del cimitero, nel silenzio complice dei defunti, si può trasformare in un’ alcova a luci rosse dove lasciarsi andare agli istinti primordiali e fare sesso. Si, proprio così, sesso con tre esse. Un sito sacro ed inviolabile può diventare luogo di perdizione, di piacere, lontano da occhi indiscreti e protetti dall’omertà tombale. Succede anche questo come già si è appreso nel saggio umoristico “Ti tocca anche se ti tocchi” dello scrittore siciliano Raimondo Moncada. Quando la voglia si impossessa di te non c’è nulla da fare. Lo devi fare. E se il piacere non si impossessa di te perché l’istinto diventa abitudine, allora cerchi la trasgressione, anche quella forte, impossibile da concepire, come quello di farlo all’interno di un camposanto.
È quanto sarebbe accaduto all’interno del Camposanto di Sciacca, ridente cittadina in provincia di Agrigento, città di vacanze, di carnevale, di mare e di amore. A darne notizia è stata la stampa locale. Il telegiornale di Rmk (Tele Radio Monte Kronio) l’ha sparata nel sommario con un titolo inequivocabile: “Sesso al cimitero”. Il servizio della giornalista Noemi Tummiolo, ripreso dal portale di informazione Sciacca on Line ha illustrato cosa sarebbe avvenuto con l’ausilio delle immagini girate da un cameraman che è entrato nel luogo del misfatto, nel punto dove si sarebbe consumato un rapporto sessuale. Le immagini hanno mostrato la prova del tre per tre uguale nove: un preservativo usato e dei fazzolettini di carta usati gettati a terra, in un’area dove riposano tanti cari defunti.
“Non solo tombe profanate, atti di vandalismo e feste e festini dentro il cimitero di Sciacca. Adesso - si è detto nel servizio giornalistico - c'e' anche chi sceglie l'area cimiteraile come luogo dove consumare un rapporto sessuale. Non credeva ai suoi occhi una donna dopo essere giunta al cimitero per la consueta visita alla tomba della madre. Poco distante c'erano le tracce evidenti di un rapporto sessuale consumato verosimilmente proprio al cimitero. Un condom usato, fazzolettini disseminati per terra. L'area è quella dei loculi del Circolo L'Unione, in particolare il seminterrato".
A fare la scoperta è stata un’avvocatessa che ha scritto una lettera alla redazione per esprimere sdegno, rabbia e indignazione. “L'amara consapevolezza della barbarie umana - ha detto - ha lasciato spazio all'orrido disgusto. Voglio continuare a ritenere il cimitero ancora un luogo santo, nonostante la depravata fantasia perversa di certi sciagurati”.
Commenta poi la giornalista: “Riesce veramente difficile commentare un simile episodio. Ci sono stati in passato atti di vandalismo, tracce di sedute spiritiche, tombe profanate, feste e festini dentro il cimitero con tanto di cartoni della pizza e bottiglie di birra e altre bevande lasciate nei pressi delle tombe. Ma che si arrivasse a tanto, nessuno lo avrebbe immaginato”.

sabato 19 giugno 2010

Furti di membri preziosi nei cimiteri


C’è chi, disperato, si reca al cimitero anche per rubare membri, dopo una vita trascorsa a guardare gli altri divertirsi. È quanto ha anticipato Raimondo Moncada nel suo saggio umoristico “Ti tocca anche se ti tocchi", operano bande specializzate in furti con destrezza, con i componenti abili a distrarre le salme con allucinogeni, con barzellette, con immagini hard o con finte promesse.
Sul camposanto di Staglieno, da quanto apprendiamo dal portale dell'agenzia Ansa, c'è un’inchiesta dei carabinieri della Compagnia di Portoria di Genova scattata in seguito a una denuncia anonima fatta un mese fa dove l’anonimo denunciatore ha denunciato furti di protesi e denti d'oro, ma anche di monili e arredi di marmo durante la riesumazione delle salme dopo i vent'anni dalla sepoltura. Gli inquirenti hanno così fatto partire gli accertamenti che sono ancora allo stato embrionale. I reati ipotizzati vanno dal vilipendio di tombe alla sottrazione, distruzione e soppressione di cadavere, dal peculato al furto di arredi di interesse storico ed artistico. Tutto sarebbe avvenuto, secondo quanto preliminarmente ipotizzato, nella sala lavori del cimitero, dove i resti riesumati dopo i vent'anni trascorsi dalla sepoltura, sarebbero stati spogliati di tutto ciò che potesse fruttare del denaro: dalle dentiere alle protesi ortopediche, dall'oro ai gioielli. I materiali sottratti sarebbero stati poi nascosti negli armadietti in attesa di essere rivenduti.
Altri dettagli li leggiamo sul sito del Corriere: “Tutto il materiale era selezionato, stoccato e rivenduto. Le protesi dentali, se non d'oro, erano piazzate su un mercato nero di cui persino i carabinieri ignoravano l'esistenza. Dalle protesi ortopediche, gli «sciacalli» ricavano le leghe pregiate ed il metallo raro, come il titanio, che riuscivano a rivendere senza problemi. La stessa fine faceva l'alluminio delle bare che venivano svuotate, pressate e rivendute a peso”.
Attendiamo l’esito finale delle indagini e poi vi sapremo dire il resto.

domenica 2 maggio 2010

Una casa e un libro tra le tombe


Una dimora eterna, gratis, silenziosa, pacifica senza le rotture di scatole di un condominio. Un operaio, mille euro al mese, avrà pensato questo quando ha deciso di spostare la sua residenza nel camposanto, tra i morti defunti. Un affitto per un normale appartamento non era più in grado di sostenerlo. Il suo modico guadagno lo avrebbe consegnato al più scarso affittacamere. Protagonista di questa storia è un uomo di Padova di 46 anni. La dimora prescelta è stata la cripta di una cappella funeraria nel cimitero di Mellaredo di Pianiga. Un luogo appartato, tra ossari e fotografie di defunti, che ha sistemato come una camera da letto: letto, comodino, candele ed una scopa per le pulizie. All'interno anche un buon libro per allietare la notte tra le anime accoglienti dei morti. I carabinieri, che lo hanno scoperto, non hanno voluto dire niente su quest’ultimo particolare. Ma c'è il fondato sospetto che l’operaio leggesse il libro umoristico “Ti tocca anche se ti tocchi” dello scrittore siciliano Raimondo Moncada. L’uomo è stato denunciato per invasione di terreno e proprietà privata mentre ha ricevuto i complimenti per la scelta del libro, le cui pagine hanno allietato le notti insonni dei defunti del cimitero, molto divertiti dalle letture espressive dell'operaio lettore.
A scoprire il residente cimiteriale, sono stati i carabinieri della tenenza di Dolo allertati dalla proprietaria della tomba. La donna, durante una visita, ha notato qualcosa di anomalo fra l’ossario e i loculi. Si è parecchio spaventata. Non poteva essere che i propri cari defunti fossero tornati in vita. Avendo avuto paura di avvicinarsi e verificare de visu, si è rivolta ai carabinieri. I militari si sono così appostati e hanno visto arrivare in scooter un uomo. Costui ha prima parcheggiato la moto accanto al muro di cinta e poi, aiutandosi con una scala, ha scavalcato la recinzione del cimitero. Si è quindi tranquillamente diretto verso la chiesetta di una tomba gentilizia. Ha saltato il cancello d’entrata ed è andato nella cripta sotterranea della tomba. Una volta dentro, ha fatto come se fosse a casa sua. Ha acceso delle candele, ha aperto un letto apribile fornito di comodo materasso e cuscino, si è disteso, ha preso il suo libro e poi si è addormentato sereno in compagnia dei morti. Ad agitare il suo sonno funebre, sono stati i carabinieri che sono intervenuti per condurlo nella caserma di via Arino a Dolo dove è stato identificato.
L’uomo ha raccontato ai militari di essere in una situazione economica difficile e che mille euro al mese non gli consentivano di vivere una vita dignitosa. “Ho deciso di risparmiare l’affitto. Ho pensato che certo ai morti non davo sicuramente fastidio, volevo solo dormire”. L’operaio per l’igiene personale si serviva dei bagni del cimitero e lasciava la sua ultima dimora per andare al lavoro poco prima dell’apertura del camposanto. Questa situazione sarebbe durata oltre un mese. Adesso l'uomo è senza casa e i morti senza la lettura di "Ti tocca anche se ti tocchi". I defunti si preparano a proteste clamorose.

sabato 1 maggio 2010

Lavori forzati per mini vandali funebri


Mini vandali funebri, condannati ai lavori forzati al cimitero. È accaduto nel Canton Argovia, nella Svizzera settentrionale. Due bambini di soli 7 anni si sono macchiati di esecrabili atti sacrileghi dentro il cimitero di Oberrohrdorf. Lo hanno devastato non con l’intento di devastarlo, ma sicuramente per gioco e senza avere consapevolezza del danno che avrebbero provocato e del dolore che avrebbero arrecato ai familiari. I due mini vandali si sono “divertiti” a spostare pietre tombali, a staccare croci, a prendere a calci lumini e candele votive. I piccoli autori della devastazione sono stati scoperti il giorno dopo il misfatto, nello scorso mese di marzo. A denunciare l’accaduto alla polizia, è stata la madre di uno dei due bambini. Segno di grande civiltà e non di omertosa arretratezza culturale.
Dalla denuncia alla condanna. Non potendo processarli perché troppo mignon, genitori e autorità hanno optato per una pena adeguata, esemplare ed educativa. I due bambini sono stati condannati a trascorrere le vacanze scolastiche di primavera all’insegna del lavoro “socialmente utile”, con due pomeriggi di attività al camposanto e nella locale scuola. Oltre al lavoro forzato e obbligatorio, ai due scolari di 7 anni è stata comminata anche una pena accessoria. I due birbantelli sono stati invitati a scusarsi personalmente o per iscritto con i parenti dei defunti oggetto del raid vandalico.
Quando si dice: certezza della pena! Chi sbaglia paga e non si guarda in faccia a nessuno!
È una notizia, appresa dal portale di informazione elvetico Bluewin, che ci spinge ad approfondire l’argomento nel saggio umoristico “Ti tocca anche se ti tocchi” di Raimondo Moncada.

venerdì 30 aprile 2010

Caro estinto è Cosa Nostra


I tentacoli della piovra sui morti. La mafia mette le mani sul business dei defunti. È l’atto d’accusa dei magistrati siciliani della Procura di Catania che hanno coordinato l’inchiesta della Dia, Direzione Investigativa Antimafia, denominata “Cherubino” che ha portato all’arresto di 16 persone su 18 indagati.
A Catania, in caso di lutto, ci sarebbe una "famiglia" che pensa a curare ogni particolare, dal decesso alla sepoltura: il tutto per un prezzo variabile da 1500 a 3000 euro. In definitiva, un giro d'affari ingente che si aggiunge o si sostituisce al tradizionale business fatto di estorsioni, tangenti e prestiti a usura.
Un quadro descritto con accenti grotteschi ed in modo illuminante nel libro umoristico "Ti tocca anche se ti tocchi" dello scrittore siciliano Raimondo Moncada.
"Industria del caro estinto, la mercificazione della morte, un immondo sciacallaggio nei confronti di persone che sono psicologicamente indifese: i familiari di defunti in un momento di grandissimo dolore". E’ quanto ha affermato il procuratore della Repubblica Vincenzo D'Agata commentando l'inchiesta “Cherubino” sul presunto monopolio da parte della 'famiglia' mafiosa locale nel mercato delle onoranze funebri nel capoluogo etneo. Per il sostituto procuratore Giuseppe Gennaro “tutto era possibile grazie alla collaborazione di personale che era presente in ospedale”. Secondo il capocentro della Dia di Catania, Filippo Di Francesco, che ha svolto le indagini, “il gruppo agiva in maniera manageriale, con riunioni e meeting per stabilire la gestione operativa e la divisione degli utili della loro attivita". Dai dati della Dia emerge che nel 2006 il gruppo etneo di Cosa Nostra avrebbe curato 2.050 funerali nel Catanese, il 50 per cento di quelli celebrati in tutta la provincia etnea.
È quanto riporta l’Agenzia Ansa.
La Direzione investigativa antimafia ha eseguito una vasta operazione antimafia in tutto il catanese nei confronti di presunti esponenti alla cosca catanese. Tra gli indagati ci sono persone ritenute elementi di spicco di Cosa nostra nei cui confronti, a vario titolo, sono stati ipotizzati i reati di associazione per delinquere di stampo mafioso, estorsione, illecita concorrenza e corruzione. Le indagini della Dia sul monopolio del 'caro estinto' hanno preso avvio dopo il ritrovamento, nel 2005, di armi nell'obitorio dell'ospedale cittadino che portarono alla ricostruzione delle dinamiche in evoluzione all'interno del clan, che culminarono con un duplice omicidio nel settembre del 2007. Il meccanismo, di quello che gli investigatori definiscono “l'industria del caro estinto”, è stato ricostruito alla Procura di Catania anche grazie alle dettagliate dichiarazioni rese da un collaboratore di giustizia. Secondo l'accusa, è stato così possibile svelare il metodo da 'monopolio' sulle onoranze funebri che sarebbe stato basato su "una consolidata connivenza tra soggetti appartenenti al corpo infermieristico degli ospedali e l'azienda del clan".
Così come riporta sempre l’Ansa, gli investigatori ritengono che il clan etneo sarebbe riuscito a ottenere il monopolio assoluto della gestione del 'caro estinto' all'ospedale, con la complicità di custodi del reparto necroscopico e di infermieri ausiliari che li avrebbero informati su persone che stavano per morire o già decedute. Per ogni 'segnalazione' l'informatore avrebbe ricevuto in cambio 200-300 euro.
Un racket, quello del caro estinti, produttivo per tutti.

mercoledì 7 aprile 2010

Cimitero deposito di pallottole


Cimitero utilizzato come deposito munizioni. Accade a Sant’Onofrio, centro alle porte di Vibo Valentia. È quanto apprendiamo dal sito internet di Repubblica. Una nicchia del camposanto cittadino è stata adattata a deposito di proiettili. Lo hanno scoperto i carabinieri nel corso dellinchiesta che è scaturita dai colpi di arma da fuoco esplosi contro la casa del priore della confraternita del Santissimo Rosario, dopo il divieto di partecipazione ai sacri riti di Pasqua rivolto agli affiliati della 'ndrangheta con conseguente sospensione della tradizionale rappresentazione dell'Affruntata. I carabinieri hanno recuperato 30 cartucce calibro 38 special in una nicchia della Santa Croce, accanto al cimitero, dove vengono posti i lumini.
Sotto pressione per le perquisizioni in corso, ipotizza Repubblica, qualcuno potrebbe essersi liberato di armi e munizioni, pensando di metterle in un posto sicuro ed inviolabile, come appunto la nicchia di un camposanto. Ma così non è stato.

Ladri di cimitero rubano Madonna


Furto sacrilego nella notte di Pasqua nel cimitero di Molfetta. Ignoti sono penetrati nel camposanto e, dopo aver forzato la porta della cappella dell’Arciconfraternita della Morte, hanno portato via l’antica statua settecentesca della B.V. Addolorata. I ladri si sono portati via anche un inginocchiatoio in legno e un sudario della croce della Madonna.
La statua, alta un metro e mezzo, è stata realizzata intorno al 1700. Portata in processione fino del 1904, riproduce un’immagine dell’Addolorata ritratta in abito e manto luttuosi, presso la croce ornata di sindone, che abbraccia con la mano destra. Con la mano sinistra, la Madonna di Molfetta regge un fazzoletto per asciugarsi le lacrime. Il viso, segnato dal pianto, è rivolto al cielo in segno di supplica. Il petto è trafitto dallo spadino, simbolo della funesta profezia di Simeone.
Sul furto al cimitero indagano i Carabinieri.
Non è la prima volta che si perpetrano furti all’interno del Cimitero di Molfetta.
Altri episodi si sono verificati in passato anche nella Cappella centrale, denunciata a suo tempo dal rettore pro tempore.
Quando si dice che neanche i morti, possono riposare in pace!

Altri strani episodi che vedono protagonisti anche profanatori di simboli sacri e affaristi della morte, possiamo leggerli nel libro umoristico "Ti tocca anche se ti tocchi" di Raimondo Moncada.

mercoledì 17 marzo 2010

Ruba carro funebre toccandosi


Fa sparire il carro funebre approfittando del funerale in corso. Si credeva di fare una furbata: il defunto non si poteva muovere, i dolenti non potevano alzarsi e abbandonare il feretro... Ma non ha fatto i conti con qualche partecipante distratto che ha telefonato ai carabinieri. Il ladro non è andato troppo lontano. E' stato acciuffato con le mani ancora sul volante del mezzo mortuario. Il singolare furto, come ci racconta la cronaca, è stato compiuto in pieno giorno a Saronno, davanti alla parrocchia di San Pietro, in centro città. L’auto funebre non era adibita al trasporto di bare, ma assegnata al seguito delle cerimonie funerarie.
Un furto insolito per non dire raro o quasi improponibile. Di solito quando si vede un carro mortuario ci si tocca per scaramanzia nelle zone delicate del corpo (come ci descrive in modo dettagliato Raimondo Moncada nel libro umoristico "Ti tocca anche se ti tocchi"). Ma questa volta la visione del veicolo nero ha fatto impazzire il ladro d'auto che, incurante delle conseguenze sfiganti, si è guardato circospetto attorno, ha aperto la portiera ed è fuggito via non si sa se toccandosi o grattandosi. Molto probabilmente un gesto scaramantico l'avrà messo in atto. Saranno gli inquirenti ad accertare, se lo voglio, questo dettaglio. Il gesto del ladro funebre, come detto, non è passato inosservato. Non tutti i partecipanti al rito funebre erano concentrati alla cerimonia religiosa. Qualcuno ha notato lo strano allontanamento dell'auto funebre ed ha segnalato subito l'accaduto ai Carabinieri. I militari dell'Arma si sono messi immediatamente in azione. L'intervento è avvenuto mentre nel frattempo continuavano a svolgersi le esequie del defunto, alla fine delle quali sarebbe tornato utile il veicolo rubato. Il ladro è riuscito a fuggire da Saronno, ma è stato fermato e arrestato all’altezza di Mozzate, alla guida del carro fumante, addobbato ancora con tutte le insegne dell’azienda funeraria incacchiata nera per quanto avvenuto.

martedì 16 marzo 2010

Rimosso cadavere in divieto di sosta


La salma se in divieto di sosta va multata, senza alcuna pietà. E se c’è il cartello di rimozione forzata va chiamato il carro attrezzi. Anche ai defunti bisogna dare il buon esempio. Accade in America, il paese dove l’impossibile è possibile. La polizia di New York ha rimosso una vettura parcheggiata apparentemente in modo illegale davanti ad una agenzia di pompe funebri. E fin qui niente di strano. La polizia non si è infatti accorta che dentro il veicolo c'era una bara con un cadavere vero. Il carro funebre è stato così rimosso dagli agenti e trasportato in un garage a Manhattan adibito alla custodia dei veicoli sequestrati. Quando il personale dell'agenzia di pompe funebri non ha più trovato il mezzo e soprattutto la salma è entrato nel panico. Il feretro era atteso in chiesa dai parenti per la funzione. Scoperto quanto effettivamente avvenuto, il direttore della agenzia si è precipitato dalla Polizia per chiedere la restituzione del cadavere. Il direttore ha spiegato ai solerti agenti che era tutto regolare. Un cartello che autorizza la vettura al parcheggio nello spazio apposito era semplicemente scivolato dall'interno del parabrezza e non era quindi visibile. I vetri neri della vettura hanno impedito alla polizia di notare la bara bianca all'interno del veicolo sequestrato. Il direttore delle pompe funebri è riuscito a farsi restituire sia la vettura che il cadavere. Ma ha contestato il pagamento della multa per divieto di sosta. Altre storie strane, curiose, divertenti nel libro "Ti tocca anche se ti ticchi" dello scrittore Raimondo Moncada.

mercoledì 10 marzo 2010

Tomba mignon, bara segata


La bara è inspiegabilmente troppo grande per il loculo e così, per farla entrare, viene tagliata con una sega a mano come in un numero d'alta magia, davanti agli occhi in lacrime ed esterrefatti dei parenti del defunto. Dopo ripetuti tentativi per ridurne il volume, l’ingombrante cassa con dentro un’indispettita salma è stata spostata in un altro loculo più spazioso.

La grottesca quanto incredibile e incresciosa vicenda, riportata sulle pagine de Il Resto del Carlino, sarebbe avvenuta nel cimitero di Calderaia di Reno, in provincia di Bologna. Il giornale riporta la testimonianza diretta della figlia del defunto che chiede l’anonimato (la figlia, ovviamente e non il defunto).

Subito dopo le esequie, i familiari di un sessantenne di Bologna attendono al cimitero che il feretro del loro caro venga tumulato. Gli addetti dell’agenzia di pompe funebri arrivati nel luogo del camposanto predestinato alzano di peso la cassa per farla entrare nel loculo assegnato. La bara però non entra, neanche a spingerla con forza. Il personale, allora, avrebbe proposto ai parenti una soluzione: eliminare alcune parti della bara, soprattutto le cornici esterne, per ridurne il volume. La cassa viene dunque segata a mano sotto gli occhi allucinati dei dolenti. Nonostante lo sfregio e le mutilazioni, la bara non entra ugualmente. Nel frattempo viene avvertito il Comune e si decide di utilizzare un altro loculo libero, a poca distanza, dove la bara del bolognese entra senza alcun problema.

I parenti del defunto si sono rivolti ad un avvocato ed hanno presentato un esposto ai carabinieri. La Procura della Repubblica pare abbia aperto un fascicolo conoscitivo, senza al momento ipotesi di reato né indagati. Saranno gli inquirenti, adesso, a stabilire se ci sono delle responsabilità penali, a capire se era la bara di dimensioni fuori norma o il loculo di dimensioni troppo piccole, a stabilire se in un momento di così grande dolore è possibile sfregiare una bara con un defunto dentro in presenza di familiari addolorati e sotto choc.

Di storie curiose e di gaffe imperdonabili nelle cerimonie funebri parla lo scrittore Raimondo Moncada nel suo libro umoristico “Ti tocca anche se ti tocchi”.

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